La spugna ripara disastri.

Il gioco del pacman a servizio dell’ambiente

 

Come non ricordare il disastro ambientale che ebbe inizio il 20 aprile 2012 nel golfo del Messico, con lo sversamento di milioni di barili di petrolio in mare e con la conseguente “Marea Nera” che ha stravolto un intero ambiente.

Ma da oggi esiste una soluzione,  o quanto meno  siamo stati capaci di mettere a punto un sistema  in grado di limitare i danni da un’eventuale sversamento  di petrolio e altre sostanze oleose dannose per l’ecosistema marino, una spugna che assorbe i liquidi oleosi e tralascia l’acqua fungendo da “filtro”.  Questa è  l’invenzione dell’ IIT (Istituto Italiano Di Tecnologia) in particolare del team di studiosi di Smart Material  al CNB (Center for Biomolecural Nanotecnologies  ) che ha sede presso l’Università di Lecce.

La spugna “mangia petrolio” (per questo la parodia con pacman) è realizzata con un materiale molto diffuso ai giorni nostri il poliuretano, ma modificata con processi di nanaotecnologia, essa viene trattata con nano particelle di teflon che le conferisce particolari proprietà magnetiche, idrofobiche (cioè repulsione di sostanze acquose ) e oleofile ( cioè attrae le sostanze oleose ), siccome il teflon contiene anche ossido di ferro il particolare composto creato è manovrabile tramite campi magnetici. (Come si vede nel seguente video)

 

La spugna in questione è in grado di assorbire una quantità di olio massima, pari a 13 volte il suo peso. Inoltre circa l’80% delle molecole utilizzate sono facilmente riciclabili per ottenere nuovamente il prodotto di partenza, ipotizzando una soluzione a basso costo a ridotto impatto ambientale.

Ma nonostante ciò, non dobbiamo mica abbassare l’attenzione e quindi aumentare gli sversamenti “accidentali” , essa deve essere considerata qualcosa di strettamente necessario soltanto nei casi più gravi come ad esempio guasti con conseguenti fuoriuscite di petrolio dalle piattaforme off-shore. Ma il fatto dell’inquinamento dell’ecosistema marino viene hai nostri occhi soltanto quando si sente parlare di grandi disastri ambientali, ma alcuni non sanno che una piccola parte dell’inquinamento del “grande blu” viene messo in atto con azioni illegali come il lavaggio delle petroliere e il conseguente sversamento dei liquami prodotti , oppure con lo sversamento da parte di industrie chimiche di prodotti pericolosi, direttamente in mare.

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